Con questo post, di fatto, rispondo ad un altro post scritto da una carissima amica in uno dei suoi blog.
Pongo la questione. Nel post succitato si parla della Passacaglia et thema fugatum BWV 582 di J. S. Bach. L'autrice riporta che, secondo le ricerche filologiche [non meglio precisate nda], la Passacaglia dovrebbe essere eseguita su un clavicembalo con pedaliera, o meglio sarebbe un clavicordo con pedaliera, proponendo l'ascolto del capolavoro bachiamo eseguito da Edward Power Biggs (1906-1977), un organista americano.
Pongo la questione. Nel post succitato si parla della Passacaglia et thema fugatum BWV 582 di J. S. Bach. L'autrice riporta che, secondo le ricerche filologiche [non meglio precisate nda], la Passacaglia dovrebbe essere eseguita su un clavicembalo con pedaliera, o meglio sarebbe un clavicordo con pedaliera, proponendo l'ascolto del capolavoro bachiamo eseguito da Edward Power Biggs (1906-1977), un organista americano.
Johann Sebastian Bach
Passacaglia et thema fugatum BWV 582
Edward Power Biggs, clavicembalo con pedaliera
L'esecuzione di Biggs, sempre a detta dell'autrice del post, è "leggiadra... con cambi di tempo e di registrazione, ritmi francesi ed abbellimenti...". Tale interpretazione è messa a confronto con quelle di altri insigni musicisti, come Andrea Marcon, i quali "ci hanno abituato ad esecuzioni in organo pleno, con rigorosi tempi veloci ma costanti, sostenendo che questo fosse il desiderio di Bach, tanto da esplicitarlo in un autografo...". Per avere un quadro completo riporto anche la versione di Andra Marcon.
Johann Sebastian Bach
Passacaglia et thema fugatum BWV 582
Andrea Marcon, organo
"Dove sta la verità?", si chiede la nostra amica, la quale azzarda un'ipotesi: Bach avrebbe potuto eseguire lo stesso brano in diversi modi a seconda dello strumento. E dunque "se accettiamo questo, perché allora demonizzare versioni parimenti ispirate, ma più godibili per un pubblico più vasto, come quelle di Karl Richter... o di Francesco Finotti...?"
Questa la doverosa introduzione. Ora veniamo a noi. Un post del genere, ovviamente, non poteva lasciarmi indifferente, sia come organista e clavicembalista, sia come musicologo.
Innanzitutto devo dire che l'ascolto della Passacaglia nella versione di Biggs è uno dei meno felici. Già. In primo luogo perché Edward Power Biggs - grande organista della sua generazione - può definirsi tutto tranne che un "seguace" della prassi esecutiva antica; in secondo luogo perché lo strumento utilizzato nella registrazione è un falso, è un clavicembalo che non è mai esistito. Mi spiego meglio.
Lo strumento suonato da Biggs è un clavicembalo costruito nella prima metà del XX secolo che non si rifà a nessun esemplare storico. Siccome l'interesse per la musica antica cominciava a palesarsi, e ancor maggiore, forse, era l'interesse per il timbro del clavicembalo, alcuni compositori scrissero concerti per clavicembalo; è il caso di Poulenc, De Falla, Martinu, etc. Mancando ancora uno studio sull'organologia barocca, i clavicembali della prima metà del '900 avevano una chiara impostazione "pianistica". La struttura era in ghisa come quella dei pianoforti; inoltre erano dotati di una serie di pedali (come quelli del pianoforte) che permettevano di cambiare registri (16', 8', 4', 2' e liutato) senza alzare la mani dalla tastiera. I costruttori erano gli stessi costruttori di pianoforti (basti pensare alla famiglia Pleyel). Strumenti del genere siamo soliti definirli "cassette di limoni", espressione dovuta, oltre che alla forma squadrata, al suono acido.
Al tempo di Bach uno strumento del genere naturalmente non c'era e non si potevano fare tutti quei cambi timbrici presentati da E. P. Biggs. Al massimo si poteva cambiare manuale, se in presenza di un clavicembalo a 2 tastiere (e non era la regola, soprattuto nelle case). Non era la regola, anche perché chi possedeva un clavicembalo era un numero davvero esiguo di persone. Lo strumento più diffuso era il clavicordo (a questo strumento dedicherò un post prossimamente), strumento dalla sonorità molto debole e dotato di un solo manuale, senza possibilità di avere cambi timbrici. Ecco un esempio di un brano bachiano suonato su un clavicembalo con pedaliera costruito secondo i criteri storici.
Lo strumento suonato da Biggs è un clavicembalo costruito nella prima metà del XX secolo che non si rifà a nessun esemplare storico. Siccome l'interesse per la musica antica cominciava a palesarsi, e ancor maggiore, forse, era l'interesse per il timbro del clavicembalo, alcuni compositori scrissero concerti per clavicembalo; è il caso di Poulenc, De Falla, Martinu, etc. Mancando ancora uno studio sull'organologia barocca, i clavicembali della prima metà del '900 avevano una chiara impostazione "pianistica". La struttura era in ghisa come quella dei pianoforti; inoltre erano dotati di una serie di pedali (come quelli del pianoforte) che permettevano di cambiare registri (16', 8', 4', 2' e liutato) senza alzare la mani dalla tastiera. I costruttori erano gli stessi costruttori di pianoforti (basti pensare alla famiglia Pleyel). Strumenti del genere siamo soliti definirli "cassette di limoni", espressione dovuta, oltre che alla forma squadrata, al suono acido.
Al tempo di Bach uno strumento del genere naturalmente non c'era e non si potevano fare tutti quei cambi timbrici presentati da E. P. Biggs. Al massimo si poteva cambiare manuale, se in presenza di un clavicembalo a 2 tastiere (e non era la regola, soprattuto nelle case). Non era la regola, anche perché chi possedeva un clavicembalo era un numero davvero esiguo di persone. Lo strumento più diffuso era il clavicordo (a questo strumento dedicherò un post prossimamente), strumento dalla sonorità molto debole e dotato di un solo manuale, senza possibilità di avere cambi timbrici. Ecco un esempio di un brano bachiano suonato su un clavicembalo con pedaliera costruito secondo i criteri storici.
Johann Sebastian Bach
Herr Christ, der ein'ge Gottes Sohn BWV 601
Luc Beauséjour, clavicembalo
Dove sta la verità? Su quale strumento si deve eseguire la Passacaglia? Organo o clavicembalo o clavicordo con pedaliera? E con quale registrazione? Con cambi di tempo, oppure no?
Quante domande. Vediamo se riusciamo a dare una risposta convincente a tutte. Alla prima domanda rispondo subito dicendo che la verità non riusciremo mai a trovarla. Potremo solamente dare delle letture, motivate ovviamente, dei documenti e delle fonti storiche. Uno dei manoscritti che ci tramanda la composizione in oggetto porta la dicitura "Passacaglia con pedale pro organo pleno". Fugato ogni dubbio. Il pezzo si deve eseguire all'organo e l'indicazione "pro organo pleno" ci svela anche la registrazione da usare: di fatto tutto lo strumento. Tutto molto semplice, a quanto pare. E invece no. Perché il manoscritto considerato non è l'autografo.
Il manoscritto autografo riporta "Passacalia en C.b. [do minore] con pedale". E qui la faccenda si complica nuovamente. L'unica certezza ricavabile da questo titolo è che la pedaliera è necessaria. Organo, clavicembalo o clavicordo? Nessuno dei tre; o meglio, tutti e tre. Dipendeva da che strumento si aveva a disposizione (naturalmente doveva essere munito di pedaliera) e in quale occasione si suonava: se per una funzione liturgica, o concerto d'organo, si usava ovviamente l'organo; se a casa per studiare, il clavicordo; se in qualche concerto da camera, oppure in occasioni in cui era necessario un maggior volume sonoro, il clavicembalo. Il manoscritto autografo non ci dà nemmeno uno spunto per la registrazione da usare. Organo pleno? Solo fondi? Solo ancie? Beh, ritengo che nessuna di queste opzioni possa essere esclusa. Starà alla lettura, all'analisi e alla sensibilità dell'esecutore scegliere i registri, in modo da esprimere al meglio l'interpretazione personale del brano. Accettabili anche i cambi di manuale? Rispondo di sì, a patto che non se ne abusi e che non siano cambi fini a sé stessi, per puro gusto timbrico, ma che servano a rendere più intelleggibile il brano.
Passiamo ai cambi di tempo per sottolineare le variazioni della passacaglia. Accettabili oppure no? Secondo il mio punto di vista, decisamente no.
Per prima cosa, se si continuasse a cambiare il tempo, verrebbe meno il tactus, ossia l'unità di misura del tempo che, ancora nel Settecento, aveva la sua importanza. Tanto più se siamo di fronte a forme che hanno dei collegamenti con la danza. Proprio così; la passacaglia è una composizione consistente in variazioni su un basso ostinato, di ritmo ternario, affermatasi a partire dal '600. Affine alla ciaccona, la passacaglia era originariamente una danza spagnola. Il termine deriva dallo spagnolo pasacalle (it. passacalle) e significa "passare il calle", cioè la strada (un famoso esempio di basso di passacaglia è la Follia di Spagna). Anche se nel Settecento la passacaglia diventa una forma stilizzata, continua a mantenere i legami con la forma seicentesca popolare e quindi con la danza. Inoltre, se si cambiasse continuamente tempo, come farebbe il basso ostinato, su cui la passacaglia si fonda, a rimanere ostinato? Il basso ostinato è, per definizione, un breve disegno melodico che si ripete invariato; ne deduciamo che anche il tempo deve, giocoforza, rimanere lo stesso.
In secondo luogo, il continuo cambio di tempo non servirebbe a dare unitarietà alla composizione. Anzi, di contro, la renderebbe frammentaria. Una forma basata sulla variazione è, di per sé, contrassegnata dalla frammentarietà, per quanto ci sia un fil rouge (il basso ostinato; frammento, però, che può passare anche al soprano e alle voci interne). Le variazioni sono già diverse tra loro; la scrittura è diversa, varia. E' necessario che ci sia un elemento di unione; e questo elemento è il tempo, il tactus.
E voi, cosa ne pensate?
Passiamo ai cambi di tempo per sottolineare le variazioni della passacaglia. Accettabili oppure no? Secondo il mio punto di vista, decisamente no.
Per prima cosa, se si continuasse a cambiare il tempo, verrebbe meno il tactus, ossia l'unità di misura del tempo che, ancora nel Settecento, aveva la sua importanza. Tanto più se siamo di fronte a forme che hanno dei collegamenti con la danza. Proprio così; la passacaglia è una composizione consistente in variazioni su un basso ostinato, di ritmo ternario, affermatasi a partire dal '600. Affine alla ciaccona, la passacaglia era originariamente una danza spagnola. Il termine deriva dallo spagnolo pasacalle (it. passacalle) e significa "passare il calle", cioè la strada (un famoso esempio di basso di passacaglia è la Follia di Spagna). Anche se nel Settecento la passacaglia diventa una forma stilizzata, continua a mantenere i legami con la forma seicentesca popolare e quindi con la danza. Inoltre, se si cambiasse continuamente tempo, come farebbe il basso ostinato, su cui la passacaglia si fonda, a rimanere ostinato? Il basso ostinato è, per definizione, un breve disegno melodico che si ripete invariato; ne deduciamo che anche il tempo deve, giocoforza, rimanere lo stesso.
In secondo luogo, il continuo cambio di tempo non servirebbe a dare unitarietà alla composizione. Anzi, di contro, la renderebbe frammentaria. Una forma basata sulla variazione è, di per sé, contrassegnata dalla frammentarietà, per quanto ci sia un fil rouge (il basso ostinato; frammento, però, che può passare anche al soprano e alle voci interne). Le variazioni sono già diverse tra loro; la scrittura è diversa, varia. E' necessario che ci sia un elemento di unione; e questo elemento è il tempo, il tactus.
E voi, cosa ne pensate?
Pienamente d'accordo, dipende dalle occasioni e dallo scopo: se uno vuole seguire la prassi esecutiva oppure semplicemente godere il brano. Ti faccio solo notare che le variazioni su La Follia di Corelli, Vivaldi, Marais, etc. prevedevano cambi di tempo. Non dico che sia da applicare alla Passacaglia in questione, scritta in modo diverso, ma nemmeno di dare per scontato che sia completamente sbagliato.
RispondiEliminaE' vero, Corelli, Vivaldi e altri prevedono cambi di tempo. Ma la composizione è strutturata diversamente. Le variazioni sono concepite quasi come pezzi a sé stanti, delineati anche graficamente dalla doppia stanghetta e dall'indicazione agogica.
EliminaPensando alle varie ciaccone e passacaglie scritte per tastiera nel Sei e Settecento, ce ne sono alcune che prevedono delle sezioni in tempo binario e altre in tempo ternario (penso in particolare alla ciaccona di Storace); ma il tempo non cambia. Dobbiamo far riferimento alla "proportio" tra tempo binario e ternario che ci consente di mantenere lo stesso "tactus".