Riprendiamo il nostro discorso. Che piaccia o meno, oggi dobbiamo fare i conti con gruppi e orchestre che utilizzano gli strumenti originali; ovviamente non tutti hanno uno strumento del '600, del '700 o dell''800; la maggior parte suona su copie di strumenti antichi. Ritengo sia interessante avere qualche informazione sull'organologia e sulla tecnica strumentale; tali aspetti, infatti, ci fanno capire il perché di determinate scelte musicali, soprattutto a livello fraseologico e articolatorio. Noteremo quanto gli strumenti antichi divergano dagli strumenti moderni e quanto diverso sia il loro suono. Due aspetti importantissimi.
Già, perché chi suona su strumenti antichi, a mio avviso, non lo fa per seguire la moda filologica di turno (le eccezioni ci sono, come sempre; ma è "l'eccezione che conferma la regola") e rendersi diverso a tutti i costi dagli altri. L'uso dello strumento antico (e qui parlo da musicista che ha a che fare tutti i giorni con questi strumenti) rivela a chi suona, ma anche a chi ascolta, molte cose. Innanzitutto rivela un timbro diverso. L'oboe barocco suona diversamente rispetto all'oboe moderno. E non perché l'oboe barocco abbia 400 anni in più di stagionatura del legno (la maggior parte degli strumenti che sentiamo sono costruiti oggi), ma semplicemente perché i due strumenti hanno caratteristiche diverse (maggiori dettagli li vedremo nel post dedicato all'oboe). Credo (a voi la valutazione di questa affermazione) che il timbro degli strumenti antichi renda più chiaro il tessuto contrappuntistico e armonico; l'esecuzione risulta così più "trasparente", più intelleggibile.
Altro punto fondamentale è l'aspetto tecnico. Soprattutto i fiati (gli archi non subiscono trasformazioni eccessive) conoscono grandi cambiamenti; di fatto lo strumento moderno è un altro strumento rispetto a quello antico. Essendoci queste diversità, va da sé che sono diverse anche le problematiche tecniche. Alcuni passaggi, facili ad un esecutore "moderno", potranno risultare scomodi per l'esecutore "antico", ma anche viceversa. Questo dato è fondamentale; grazie alle caratteristiche tecniche degli strumenti riusciamo ad ottenere numerose informazioni sulla prassi antica; ad esempio se un determinato passaggio può essere legato o se si deve staccare. Per essere concreti. Chiamo in causa ancora l'oboe. L'oboe moderno ha un meccanismo, chiamato portavoce, che permette, ad esempio, di legare con facilità i salti di ottava. L'oboe barocco non ce l'ha; di conseguenza risulta difficile legare le ottave; in particolare i salti d'ottava ascendenti devono essere staccati. Ecco un indizio su come si articolavano i salti di ottava sull'oboe barocco. E se assieme all'oboe suonavano degli archi che facevano la stessa parte, sicuramente si saranno dovuti adeguare a questo tipo di articolazione; quindi possiamo dire che nella musica barocca, in molti casi, i salti di ottava non si legano. Da ciò deduciamo l'importanza di conoscere lo strumento antico.
Prima di passare agli ascolti, una precisazione sulle esecuzioni su strumenti originali. In un commento al post precedente mi si chiedeva perché le musiche del periodo classico (Mozart, Beethoven, Haydn...) e del periodo romantico (Schubert, Chopin, Schumann...) non vengano eseguite su strumenti originali. E i video che ho presentato finora sembrerebbero confermare questo dubbio. In realtà ci sono molti gruppi che eseguono il repertorio classico e romantico su strumenti originali. Qualche nome: The Orchestra of the Age of Enlightment, The Orchestra of 18th Century, The Hanover Band, L'Orchestre Revolutionnaire et Romantique, L'Orchestre des Champs Elysée, Tafelmusik Orchestra, The Academy of Ancient Music, I Barocchisti, Freiburg Baroque Orchestra. D'altra parte è anche vero che queste esecuzioni non hanno ancora la diffusione che conosciamo, ad esempio, per quelle della musica barocca. Ma è solo questione di tempo.
Eccoci agli ascolti. I video sono organizzati a coppie; il primo video della coppia presenta un brano esguito sugli strumenti anctichi, il secondo su quelli moderni. Scopo del gioco è trovare le differenze tra gli strumenti antichi e quelli moderni. Ad esempio prestate attenzione alla forma, a come vengono suonati, etc. Scrivete tutto quello che notate. La prima coppia vi permetterà di focalizzare l'attenzione sugli strumenti ad arco barocchi; nella seconda e nella terza coppia analizzerete gli strumenti a fiato del periodo barocco. Nel prossimo post prendero in considerazione gli strumenti classici e romantici. Oltre a tener d'occhio gli strumenti (in questo "trova le differenze" da Settimana enigmistica), scrivetemi anche le vostre osservazioni sull'aspetto timbrico. Sopra ho scritto che gli strumenti antichi rendono più trasparente la partitura. Confermate o smentite questa affermazione? Inviterei gli addetti ai lavori a non intervenire, almeno in questa fase. Grazie e buon lavoro!
Johann Pachelbel
Canone in re maggiore
Voices of Music
Johann Pachelbel
Canone in re maggiore
Kreative Ensemble
Johann Sebastian Bach
Quoniam tu solus sanctus - Messa in si minore
Akademie für Alte Musik Berlin
Daniel Reuss, direttore
Daniel Reuss, direttore
Johann Sebastian Bach
Quoniam tu solus sanctus - Messa in si minore
Gewandhausorchester Leipzig
Georg Cristoph Biller, direttore
Johann Sebastian Bach
Concerto brandeburghese n. 2 - I. Allegro (fino al minuto 5'15)
I Barocchisti
Diego Fasolis, direttore
Johann Sebastian Bach
Concerto brandeburghese n. 2 - I. Allegro
Orchestra Mozart
Claudio Abbado, direttore
Carissimo, questa volta non potevo non sentirmi coinvolto da strumentista che sono.
RispondiEliminaComincio col dirle che si sta cacciando in una brutta direzione: diventa difficile dire chi sia in giusto e chi in torto vedendo le esecuzioni presentate qui sopra.
Lei vuole farci dire qui: a me piace questa versione.. a me no, a me l'altra. Ebbene le questioni da prendere in considerazione sono molteplici e non si possono elucubrare solamente ascoltando le registrazioni dei pezzi.
Da buon strumentista che sono e che è Lei (non so perchè ti do sempre del lei Michele ma tant'è) saprà che tante sono le variabili in gioco.
Non esiste solamente il suono, il timbro, i limiti fisici dello strumento che portano verso un particolare fraseggio (da strumentista a fiato di confine tra barocco e moderno ne posso parlare per certo) ma tante altre variabili che hanno portato negli ultimi secoli ad enormi evoluzioni negli strumenti a fiato.
Queste evoluzioni hanno portato a ciascuno: maggiore estensione, articolazione, dinamica, volume, intonazione, espressione. Non nego che lo strumento moderno è moooolto più facile da suonare della sua controparte barocca/classica, ma altresì aggiunge caratteristiche le quali per un virtuoso possono voler dire tutto.
Quando dicevo che non è possibile considerare queste esecuzioni qui presentate solamente ascoltandole intendevo dire: ciò che noi sentiamo sono registrazioni professionali in cui ogni strumento o sezione ha un suo microfono, un suo canale nel master mix della DAW su cui è stato fatto il mixaggio audio, una particolare attenzione dal Mixing Engineer in fase di produzione per renderlo presente nel complesso della registrazione (equalizzazione, compressione parallela, etc).
Questo vuole dire che se noi sentiamo così bene il corno di bassetto nel K622 grazie a questa registrazione, facile che nel 1791 da metà fila in poi nessuno riuscisse a sentire il solista.
Se gli strumenti a fiato in questi anni si sono evoluti un motivo c'è sicuramente, ed è per sopperire a quelli che erano i "difetti" (nessuno mi uccida) degli strumenti antichi. Le esigenze dell'orchestra richiedevano volumi maggiori ai solisti che per farsi sentire dovevano modificare i loro strumenti in questa direzione.
Queste modifiche poi hanno condotto alla grande differenza timbrica che oggi conosciamo.
Dire cosa è meglio o cosa è peggio è arduo: da musicista di confine amo dire che "ogni strumento ha la sua bellezza".
Der Fagottist.
P.S.: No per togliere a Dang Thai Son, ma il pianoforte romantico fa veramente schifo!!!
Parto dai Concerti Brandeburghesi e mi vien da dire che, nonostante la grande stima e ammirazione che nutro per Claudio Abbado, preferisco l'esecuzione di Diego Fasolis,proprio perchè i suoni degli strumenti antichi sono intrinsecamente più chiari e presenti. Complessivamente il brano assume un grado di maggiore definibilità e comprensibilità.
RispondiEliminaSaltando a Pachelbel, noto lo stesso fenomeno: per di più, mentre l'Ensemble del primo ascolto è costituito da cinque elementi, tutti acusticamente ben definibili e godibili, quelli del secondo ascolto sono di più, così che anche il numero fisico contribuisce a "con-fondere" i suoni in genere e la timbrica dei singoli strumenti in particolare. Ma era proprio necessario aumentare il numero? Di solito però le formazioni che suonano con strumenti moderni sono più numerose di quelle che usano strumenti antichi. E' prassi?
Altra domanda banale: come mai i gruppi con strumenti antichi suonano di solito in piedi?
Nel terzo e nel quarto ascolto sono molto evidenti (almeno così mi sembra) i rischi che si prendono i fiati all'inizio del terzo ascolto, con quelle timbrature spigolose e quasi grezze, rispetto ai modi tutti soft degli stessi fiati nel quarto ascolto, ma vuoi mettere l'efficacia dei primi?
Caro Musico, anche questa volta mi hai convinto sulla preferenza da dare agli strumenti antichi, per i motivi che tu stesso hai delineato. Ero un po' incerto su Abbado, ma forse il Maestro è riuscito a fare un piccolo miracolo. Lui è sempre grande!
Grazie per i momenti di ascolto che ci offri. E adesso avanti un altro...
Albano
Grazie Albano per avere dato il "la" alla discussione. E chi poteva farlo (dare il la) se non il nostro direttore?
RispondiEliminaPrendendo in considerazione Pachelbel, il gruppo del secondo video aggiunge una viola che non è segnata in partitura. Di per sé non sarebbe un errore; all'epoca era prassi raddoppiare alcune parti. Il problema è che non si capisce che parte raddoppi (sembra che la viola suoni un mix delle varie parti). La poca chiarezza che risulta all'orecchio non dipende tanto dal numero di esecutori (anche nel primo video ci sono 6 musicisti), ma da come vengono suonati gli strumenti. Ci sono altre esecuzioni fatte con un organico più ampio (con strumenti antichi) che risultano comunque trasparenti. Ritengo quindi che la chiarezza dell'esecuzione dipenda molto da come lo strumento viene suonato.
L'organico dipende molto dal repertorio che si fa. Nel primo video Pachelbel è suonato a parti reali, ma nel Concerto brandeburghese Fasolis usa un consistente numero di archi.
Nell'iconografia musicale barocca le orchestre sono rappresentate in piedi, attorno al clavicembalo. Però molto dipende dalle situazioni e dalle preferenze dei musicisti.
Il corno (assieme alla tromba naturale) è uno degli strumenti più difficili da suonare. L'intonazione è precaria e il rischio "scrocco" è sempre dietro l'angolo. In effetti il suono è più grezzo, più naturale.
Ora pongo io una domanda. Oltre alle differenze sonore, ci sono anche delle differenze visive tra strumenti antichi e strumenti moderni? Sono fatti alla stessa maniera?
Visto che non ci sono altri commenti... sinceramente non credo che sia insito nello strumento antico rendere più chiara la partitura, ma dipenda fortemente da chi lo suona: il fatto che il suono sia più aspro o che sia tecnicamente impossibile eseguire tutto legatissimo non significa far sentire meglio i temi, per esempio ho sentito confuse fughe dal Clavicembalo ben temperato su un clavicembalo e chiare realizzazioni su un pianoforte.
RispondiEliminaForse, però, è vero che chi suona uno strumento antico, viste le difficoltà tecniche, cura molto di più il fraseggio, mentre molti (non tutti) che hanno a che fare con un "agevole" strumento moderno si limitano a leggere le note.
Ammesso che eseguire il repertorio secondo prassi sia interessante, non vorrei che questo comportasse il "divieto" di suonare repertorio antico su strumenti moderni. Fare la suite BWV1007 su un violoncello moderno, su un basso elettrico, trascritto per flauto, etc. è egualmente interessante, specialmente se ben eseguita e spesso frutto di altrettanti ricerca e studio. La musica trascende le note scritte ed il periodo in cui è stata composta, come tutte le forme d'arte, altrimenti non avrebbe senso leggere oggi Dante su un palco di un teatro, magari davanti degli stranieri...
Vi lascio con una versione moderna del BWV 1006... dal violino, dall'organo (BWV 29), dal liuto (?), al flauto traverso, etc. fino alla chitarra (http://www.youtube.com/watch?v=oPfZVflJdp0) Pensate che Bach ne perda qualcosa, quando era il primo ad adattare i suoi brani per formazioni e strumenti diversi?
Rispondendo a Marand.
RispondiEliminaInnanzitutto la mia intenzione non è quella di dare ragione o torto ad un'esecuzione piuttosto che ad un'altra (anche se sai benissimo come la penso), ma cercare di capire perché alcuni gruppi fanno delle scelte e altri no. Al momento mi interessa far notare le differenze tra gli strumenti, che oggettivamente ci sono. Non voglio dire che gli strumenti non dovevano evolversi, ma ciò è successo in parallelo con il repertorio. Ogni repertorio ha il proprio strumento. I compositori scrivevano in base agli strumenti e i costruttori producevano gli strumenti in base anche al gusto che pian piano si modificava. Per questo motivo conoscere lo strumento a cui era destinato un determinato repertorio ci aiuta a capire come questo repertorio vevniva suonato (tutti i discorsi sull'organologia, tecnica, etc.).
E' ovvio che quello che ascoltiamo dipende molto dal materiale utilizzato per la registrzione. Ma è innegabile che un'orchestra barocca abbia un timbro completamente diverso rispeto ad una moderna. E per quanto eterogenee possano essere le registrazioni, ciò si sente comunque. Il fatto che col passare del tempo gli strumenti abbiano dovuto aumentare la sonorità (a parte che è anche aumentato l'organico delle orchestre), dipende da una diversa esigenza estetica e sociale (sale da concerto sempre più grandi contro le sale principesche o i salotti borghesi).
Devi tenere presente anche il fatto che noi viviamo in un'epoca particolare. Per la prima volta nella storia della musica, la tendenza è quella di proporre per la maggior parte il repertorio delle epoche passate. Ciò non succedeva nel Barocco, né nel Classicismo, né nel Romanticismo. All'epoca si suonavano le musiche contemporanee, al massimo quelle scritte vent'anni prima. Di conseguenza oggi si ha ache fare con repertori vastissimi, che hanno, ognuno, delle esigenze specifiche, e che quindi richiedono strumenti specifici.
Il Musicus dice "Non voglio dire che gli strumenti non dovevano evolversi, ma ciò è successo in parallelo con il repertorio."
RispondiEliminaChe io sappia Bach si lamentava degli organi che aveva a disposizione ed ebbe occasione di provare un rudimentale "pianoforte" trovando che fornisse più possibilità espressive del clavicembalo.
E se gli strumenti si fossero evoluti proprio a causa del repertorio? Un compositore guarda sempre avanti e talvolta scrive musiche che possono difficilmente essere eseguite (e comprese) dai suoi contemporanei.