Christian Zell, 1728

Christian Zell, 1728
Christian Zell, Amburgo, 1728

domenica 8 aprile 2012

Quale messa per la Pasqua?

   L'idea di questo post mi è venuta dopo aver ascoltato numerose messe pasquali; ad alcune ho partecipato personalmente, altre le ho seguite per televisione o via radio. Faccio riferimento alle celebrazioni pasquali per ovvie ragioni, ma il ragionamento che sta alla base può benissimo essere riferito a qualsiasi altra liturgia solenne. 
     Dunque, ieri sera solenne veglia pasquale con la partecipazione del coro. Credo di poter dire che la liturgia sia stata bella (scusate il termine banale); le varie parti si sono susseguite in maniera fluida, senza intoppi. Gli interventi musicali, da parte del coro e le improvvisazioni del sottoscritto, sono stati rispettosi della tempistica liturgica, senza eccedere o senza essere troppo brevi (da questo punto di vista l'improvvisazione aiuta; durante l'aspersione ho suonato tutto il tempo guardando lo specchio; qualche nota è scappata). Quello che mi interessa sottolineare, però, è l'aspetto riguardante il repertorio. Per ieri sera si è scelto un repertorio tutto sommato semplice, ma non banale, che potesse unire le "esigenze" del coro (vd. il Regina caeli di Antonio Lotti) e quelle dell'assemblea (Santo, Agnello di Dio ad esempio). Con questo non voglio dire che sia stata una liturgia perfetta, ma una liturgia degna della veglia pasquale, penso di sì. Per gli amici musicisti aggiungo che alla fine l'organista si è scatenato con la Fuga in sol minore BWV 542 di J. S. Bach. Ho tolto tutte le ragnatele.
       Per motivi che non sto qui a spiegare (molti di voi li conoscono, gli altri mi perdonino), questa mattina ero libero cittadino; non dovevo suonare a nessuna messa. La prima volta dopo 14 anni di servizio liturgico (che tristezza). Mi si è posto un problema enorme: cosa fare la domenica di Pasqua? Stare a casa?  No, non sarebbe il giorno di Pasqua. E poi la messa del giorno è diversa da quella della veglia. Quindi ho deciso di partecipare ad una liturgia. Altro problema. Dove? Dopo varie riflessioni ho optato, per esigenze  familiari, per la messa delle 9.30 a Sant'Antonio. Mi sembrava di essere a Italia's got talent. Non ho memoria dei canti fatti (non perché la memoria mi tradisca, ma perché ho voluto dimenticare), ma, credetemi, sembrava di essere ad una punta di X factor. Artisticamente parlando i brani non avevano molta qualità (è un eufemismo); semplici successioni armoniche da musica leggera. Se non bastasse, pure la vocalità della solista del gruppo, che ogni tanto interveniva (anche brava in fin dei conti), era da musica leggera. E poi la base musicale. Lascio a voi i commenti.
        Tornato a casa, accendo la tv; trasmettevano la messa da Piazza San Pietro presieduta dal nostro caro Benedetto. Orrore! Da quando la Cappella Sistina è diretta da don Massimo Palombella canta sempre peggio. Un gregoriano orribile e quella poca polifonia che hanno eseguito potevano risparmiarsela. E qui si dovrebbe dare l'esempio su come officiare le liturgie? Non ci siamo. Unica nota positiva, l'organista, il quale, poverino, è riuscito trovare tutte le note delle intonazioni strampalate del povero Benedetto.
      Preso dalla disperazione ho cercato una messa trasmessa on-line, magari da qualche cattedrale inglese. Dopo qualche tentativo a vuoto ho pensato di collegarmi con Radio Stephansdom, che trasmetteva la messa dalla cattedrale di Santo Stefano in Vienna. E cosa stavano cantando? Frisina? Palombella? Oppure Gen rosso, verde, blu e arcobaleno? No! La Missa in C di Beethoven, ovviamente con soli, coro e orchestra. Una bella diversità rispetto alle liturgie nostrane. Però, secondo me, anche questa scelta non si addice in toto ad una liturgia, pur nell'eccezionale solennità. Qui sì, si rischia di far diventare la messa un concerto o quasi. Per di più, cosa che mi ha rattristato assai, il Padre nostro e le risposte alle intonazioni del celebrante sono stati cantati senza accompagnamento dell'organista. Perché? Difficoltà a prendere la nota (non credo, ci riesco anch'io). Tradizione? Non lo so, ma qualcuno che leggerà questo post saprà darmi la risposta.   
       Allora, quale messa per la Pasqua? Quella di Vienna, no; quella di San Pietro, no; quella di Marostica di questa mattina, no; quella della veglia? Sarei di parte se la scegliessi. Quindi vi proporrei come esempio di "equilibrio liturgico", la liturgia cattolica inglese, in particolare la liturgia di Westminster Cathedral. Voi direte che Westminster è Westminster e che non tutte le chiese avranno gli stessi mezzi. Certo, è vero; immagino che ci saranno alti e bassi anche lì. Ma confrontiamo Westminster Cathedral con la Basilica di San Pietro. Non c'è confronto. Vi rinvio al programma della messa del giorno di Pasqua di Westminster Cathedral. Credo che questo ci farà riflettere, e molto.
       Buona Pasqua!

Francisco Guerrero
Regina caeli
Westminster Cathedral Choir
David Hill, direttore

William Byrd
Victimae paschali
Worchester Cathedral Choir
Donald Hunt, direttore

Michael Praetorius
Halleluja: Christ ist erstanden
Musica Fiata
La Capella Ducale
Roland Wilson, direttore
               

1 commento:

  1. Lette le motivazioni di Michele, convengo con lui su tutto, anche sulla scelta, che lui non si sente apertamente di fare, per non essere "di parte", della liturgia della Veglia Pasquale di Marostica S. Antonio Abate.
    Le ragioni che mi inducono a non avere dubbi su questa scelta stanno proprio nel fatto che quel tipo di liturgia che abbiamo allestito ci coinvolge da parecchi anni in un lavoro di cernita dei canti da eseguire, in accordo con il Parroco e nel rispetto delle varie fasi e passaggi, che segnano i momenti successivi della liturgia stessa. C'è poi anche un occhio di riguardo al coinvolgimento dell'assemblea, sperando sempre che l'intenzione corrisponda poi a una realizzazione concreta, cosa quanto mai difficile di questi tempi. Ad ogni modo noi ci proviamo: per questo abbiamo scelto quasi tutti i canti in italiano, tranne il Gloria (ritornello "Gloria in excelsis Deo" a 4 v.d. e versetti in Gregoriano, dalla Missa Cum jubilo) e il Regina coeli finale (Gregoriano + A. Lotti).
    Certo che il tentativo di favorire gli interventi dell'assemblea ci costringe in un certo senso a scegliere un repertorio più semplice e alla portata di tutti, ma dignitoso e accettabile, sempre che sia eseguito bene.
    In questo lavoro abbiamo sempre trovato l'appoggio incondizionato e gratificante, per la competenza e la professionalità, dell'organista, che è la stessa persona che pone la problematica con motivazioni probanti e serie.
    Per quanto riguarda il "modello" inglese, mi troverei pure d'accordo, in quanto preferisco di gran lunga i cori inglesi, ma qui in Italia non esiste ancora la "cultura" della partecipazione liturgica che si può riscontrare in Inghilterra.
    (Albano)

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