Capita che, durante una conversazione, si vada a toccare l'argomento musicale. E allora, puntuale, arriva la domanda: "Che musica ascolti?". Capita che l'interlocutore risponda: "La musica classica!"; allora il primo, curioso, riprende chiedendo gli autori preferiti. Al che, il secondo ribatte senza esitazione: "Palestrina, Vivaldi, Bach, Mozart, Beethoven...", con quella chiusura di frase che non è una chiusura e che lascia intendere che ce ne sono molti altri: Mendelssohn, Bramhs, Franck, solo per fare alcuni nomi. Ci manca solo Josquin, Obrecht, Dunstable, Perotino e li abbiamo detti tutti.
Già, perché nell'immaginario comune 'musica classica' è un'espressione che indica un contenitore all'interno del quale troviamo la musica dal XVI secolo (comprendere anche i periodi precedenti forse è un po' troppo, anche se c'è chi lo fa) ai giorni nostri o quasi. Come spesso accade, però, la visione popolare è alquanto semplicistica e anche questo caso lo dimostra. Intendiamoci, la musica classica esiste, ma non nell'accezione comunemente usata. Allora, quando la musica si dice classica?
Anno Domini 1750: a questa data si è soliti concludere l'esperienza barocca. In realtà la data è convenzionale, i cambiamenti, si sa, sono molto più lunghi e graduali. Sta di fatto che alla metà del Settecento il Barocco stava esaurendo la sua spinta, forse l'aveva già esaurita, e avevano cominciato a presentarsi segni di cambiamento che sfoceranno nello 'stile galante' (1750-1775, giusto per dare delle coordinate temporali). Ancora una volta il motivo di cambiamento viene dalla musica vocale; la ricerca di uno stile 'naturale' fu un'esigenza profondamente avvertita intorno alla metà del secolo. Se nel campo del teatro in musica si rispose con l'opera buffa, nell'ambito della musica strumentale ciò si espresse in quello che viene definito, appunto, 'stile galante'. Il termine 'galante' era divenuto di moda già dagli inizi del Settecento; esso si riferiva a ciò che veniva apprezzato dal galant homme, cioè quell'ideale di uomo raffinato, colto, gentile d'animo e di modi, ma nello stesso tempo libero, spontaneo e non artificioso.
Rifiutando le complessità armoniche e contrappuntistiche del Barocco, la 'galanteria' trova la sua esplicazione in un tipo di produzione musicale raffinata e non artificiosa, una musica che si articola nettamente tra melodia e accompagnamento, adagiandosi su un ritmo armonico molto allargato, ma con più libero trattamento delle dissonanze. Tra i più importanti compositori dello stile galante in Italia annoveriamo Baldassarre Galuppi, colui che avviò la grande stagione dell'opera buffa veneziana (e di questo ne so qualcosa).
Giungiamo quindi al periodo classico. Probabilmente, anzi sicuramente, non è corretto pensare ad uno "sviluppo" lineare Stile galante - Classicismo - Romanticismo. Meglio, non si può considerare l'intera Europa partecipe agli stessi cambiamenti. Secondo Dalhaus nella storia della musica non avvenne un'evoluzione in tre stadi, ma in due regioni. I territori tedeschi del sud (Germania meridionale, Austria, Boemia e anche nord Italia), di religione cattolica, passarono dallo stile galante allo stile classico e infine a quello romantico. Ma tutta la regione del nord della Germania, di religione protestante, saltò quasi completamente la fase classica. Nella seconda metà del Settecento, dunque, a produzione musicale europea registra una molteplicità di indirizzi, all'interno dei quali lo stile classico risulta essere uno dei tanti, anche se sarà quello destinato ad uno sviluppo più ampio e coerente e alla produzione di un maggior numero di capolavori. Non è un caso se ricordiamo tra i principali esponenti del Classicismo Mozart, Haydn e Beethoven, ossia quei compositori che orbitarono attorno all'ambiente viennese.
Dal punto di vista organologico cosa succede? In breve; gli strumenti, nella seconda metà del Settecento cominciano a modificarsi. I fiati iniziano ad aggiungere qualche chiave in più (oboe, clarinetto, fagotto; anche la tromba, come la famosa tromba a chiavi del concerto di Haydn e Hummel ); gli archi cambiano archetto, passando da quello corto e appuntito del barocco a quello più lungo e con una forma simile all'arco moderno. Cambia anche il diapason. Dal 415 del Barocco al 430. E ora un po' di immagini e un po' di ascolti.
Giungiamo quindi al periodo classico. Probabilmente, anzi sicuramente, non è corretto pensare ad uno "sviluppo" lineare Stile galante - Classicismo - Romanticismo. Meglio, non si può considerare l'intera Europa partecipe agli stessi cambiamenti. Secondo Dalhaus nella storia della musica non avvenne un'evoluzione in tre stadi, ma in due regioni. I territori tedeschi del sud (Germania meridionale, Austria, Boemia e anche nord Italia), di religione cattolica, passarono dallo stile galante allo stile classico e infine a quello romantico. Ma tutta la regione del nord della Germania, di religione protestante, saltò quasi completamente la fase classica. Nella seconda metà del Settecento, dunque, a produzione musicale europea registra una molteplicità di indirizzi, all'interno dei quali lo stile classico risulta essere uno dei tanti, anche se sarà quello destinato ad uno sviluppo più ampio e coerente e alla produzione di un maggior numero di capolavori. Non è un caso se ricordiamo tra i principali esponenti del Classicismo Mozart, Haydn e Beethoven, ossia quei compositori che orbitarono attorno all'ambiente viennese.
Dal punto di vista organologico cosa succede? In breve; gli strumenti, nella seconda metà del Settecento cominciano a modificarsi. I fiati iniziano ad aggiungere qualche chiave in più (oboe, clarinetto, fagotto; anche la tromba, come la famosa tromba a chiavi del concerto di Haydn e Hummel ); gli archi cambiano archetto, passando da quello corto e appuntito del barocco a quello più lungo e con una forma simile all'arco moderno. Cambia anche il diapason. Dal 415 del Barocco al 430. E ora un po' di immagini e un po' di ascolti.
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Punte di archi storici a confronto: (dall'alto) François Tourte, fine XVIII sec.,
francese inizio XVIII sec.; seconda metà XVII sec.
Fagotto classico: Cottet, 2010; copia da Karl Augustine Grenser I, 1772
(ringrazio Marco Barbaro per le foto)
Tromba a chiavi
Wolfgang Amadeus Mozart
Sinfonia n. 40 in sol minore KV 550
Mozart Akademie Amsterdam
Jaap Ter Linden, direttore
Franz Joseph Haydn
Concerto in mi bemolle maggiore per tromba e orchestra
Gabriele Cassone, tromba
Academia Montis Regalis
Alessandro De Marchi, direttore
E per chi ha voglia di ascoltare (e vedere) la IX sinfonia di Beethoven su strumenti originali...
Ludvig van Beethoven
Sinfonia n. 9 in re minore op. 125
La Chambre Philarmonique
Emmanuel Krivine, direttore


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