«È giunto in questa città un sassone, eccellente suonatore di cembalo e compositore di musica, il quale oggi ha fatto gran pompa della sua virtù in sonare l’organo nella Chiesa di San Giovanni, con stupore di tutti». Così Francesco Valesio, il 14 gennaio 1707, descrive nel suo Diario di Roma l’arrivo di Händel nella città eterna. Poco più che ventenne, il compositore tedesco partì per l’Italia, secondo Mainwaring il paese «più ambito da compositori, cantanti ed esecutori d’ogni parte del mondo», giungendovi già nel 1706. Dopo un soggiorno a Firenze, si spostò a Venezia dove in tre settimane compose Agrippina; fu data ventisette sere ininterrottamente ed ebbe un grandissimo incontro del pubblico. Sempre Mainwaring ci ricorda che «quasi ad ogni pausa il teatro risuonava di grida e applausi, di ‘Viva il caro sassone!’». Da Venezia si spostò a Roma, preceduto dalla sua stessa fama dovuta alle prove musicali fiorentine e veneziane.
A Roma fu al servizio dei cardinali Colonna e Pamphili e probabilmente del cardinale Ottoboni, quest’ultimo mecenate anche di Corelli. Qui compose l’oratorio Il trionfo del Tempo e del Disinganno su testo del cardinale Pamphili. Probabilmente al periodo romano risale il Gloria, riscoperto nel 2001 alla Royal Academy of Music di Londra grazie al professor Hans Joachim Marx dell’Università di Amburgo. L’antifona Salve regina, per soprano, 2 violini e organo obbligato, fu eseguita per la prima volta il 19 giugno 1707 (domenica della SS. Trinità) presso la cappella privata del principe Francesco Maria Ruspoli e replicata, il 16 luglio dello stesso anno, nella chiesa di Santa Maria in Montesanto. La Sinfonia HWV 339 e la Triosonata HWV 390, pur non essendo state composte durante la permanenza in Italia, dimostrano come Händel trasse profitto dalla conoscenza dei maestri italiani.
Partito da Roma, Händel andò a Napoli, dopodiché risalì la penisola visitando nuovamente Roma, Firenze e Venezia. «Essendo stato abbastanza a lungo in Italia per soddisfare l’intento che perseguiva al momento di andarci, - scrive Mainwaring - Händel cominciò a pensare di far ritorno al paese nativo. Non che pensasse che questa sarebbe stata la fine dei suoi viaggi, giacché la sua curiosità non era ancora placata, né lo sarebbe stata finché ci fosse qualche corte musicale che ancora non avesse visto».
A Roma fu al servizio dei cardinali Colonna e Pamphili e probabilmente del cardinale Ottoboni, quest’ultimo mecenate anche di Corelli. Qui compose l’oratorio Il trionfo del Tempo e del Disinganno su testo del cardinale Pamphili. Probabilmente al periodo romano risale il Gloria, riscoperto nel 2001 alla Royal Academy of Music di Londra grazie al professor Hans Joachim Marx dell’Università di Amburgo. L’antifona Salve regina, per soprano, 2 violini e organo obbligato, fu eseguita per la prima volta il 19 giugno 1707 (domenica della SS. Trinità) presso la cappella privata del principe Francesco Maria Ruspoli e replicata, il 16 luglio dello stesso anno, nella chiesa di Santa Maria in Montesanto. La Sinfonia HWV 339 e la Triosonata HWV 390, pur non essendo state composte durante la permanenza in Italia, dimostrano come Händel trasse profitto dalla conoscenza dei maestri italiani.
Partito da Roma, Händel andò a Napoli, dopodiché risalì la penisola visitando nuovamente Roma, Firenze e Venezia. «Essendo stato abbastanza a lungo in Italia per soddisfare l’intento che perseguiva al momento di andarci, - scrive Mainwaring - Händel cominciò a pensare di far ritorno al paese nativo. Non che pensasse che questa sarebbe stata la fine dei suoi viaggi, giacché la sua curiosità non era ancora placata, né lo sarebbe stata finché ci fosse qualche corte musicale che ancora non avesse visto».

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