Christian Zell, 1728

Christian Zell, 1728
Christian Zell, Amburgo, 1728

martedì 23 luglio 2013

Allevi, Beethoven e le tasche della gente

"Credo che in Beethoven manchi il ritmo. Con Jovanotti, con il quale ho lavorato, ho imparato il ritmo. Con lui ho capito cos'è il ritmo, elemento che manca nella tradizione classica. Nei giovani manca l'innamoramento nei confronti della musica classica proprio perché manca di ritmo".

    Queste le parole di Giovanni Allevi al Giffoni Film Festival. Tralasciamo il termine di paragone, Jovanotti, non ci interessa (con tutto rispetto per Jovanotti). Puntiamo l'attenzione sul fatto che Beethoven, e in generale la musica classica (ancora una volta la solita definizione generica; di questo avevo già parlato nel post Quando la musica si dice classica) manchi di ritmo. Ma chi può dire una cosa del genere? Una persona completamente digiuna di musica, una persona che usa le parole a caso, che non sa cosa voglia dire musica, cosa voglia dire ritmo e che non sa chi sia Beethoven: Allevi, appunto. Non può essere diversamente. Se uno si ritiene un musicista (per di più compositore) e abbia un minimo di conoscenza della storia della musica non si sognerebbe mai di affermare cose simili.
      E invece Allevi l'ha fatto, forse ignorando la storia della musica (ma anche la storia e la musica) e l'intera produzione di Beethoven. Se la ignora la sua formazione è piuttosto carente, se la ignora a proposito è ancora peggio. Ha pure il coraggio di lamentarsi se viene contestato dagli studenti dei conservatori. E' il minimo che possa subire.
     Con quel suo fare timido, ingenuo aggiunti ad un po' di vittimismo e a mille fobie. Un personaggio... costruito. Siamo proprio sicuri che l'Allevi che vediamo sia il vero Allevi o piuttosto il frutto di un freddo calcolo per arrivare "al cuore della gente"? "So che la cosa importante è raggiungere il cuore della gente", aggiunge. Cuore o tasche? 

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