"Credo
che in Beethoven manchi il ritmo. Con Jovanotti, con il quale ho lavorato,
ho imparato il ritmo. Con lui ho capito cos'è il ritmo, elemento che manca
nella tradizione classica. Nei giovani manca l'innamoramento nei confronti
della musica classica proprio perché manca di ritmo".
Queste le parole di Giovanni Allevi al Giffoni Film Festival.
Tralasciamo il termine di paragone, Jovanotti, non ci interessa (con tutto
rispetto per Jovanotti). Puntiamo l'attenzione sul fatto che Beethoven, e in
generale la musica classica (ancora una volta la solita definizione generica;
di questo avevo già parlato nel post Quando la musica si dice classica)
manchi di ritmo. Ma chi può dire una cosa del genere? Una persona completamente
digiuna di musica, una persona che usa le parole a caso, che non sa cosa voglia
dire musica, cosa voglia dire ritmo e che non sa chi sia Beethoven: Allevi,
appunto. Non può essere diversamente. Se uno si ritiene un musicista (per di
più compositore) e abbia un minimo di conoscenza della storia della musica non
si sognerebbe mai di affermare cose simili.
E invece Allevi l'ha fatto, forse ignorando la storia della
musica (ma anche la storia e la musica) e l'intera produzione di Beethoven. Se
la ignora la sua formazione è piuttosto carente, se la ignora a proposito è
ancora peggio. Ha pure il coraggio di lamentarsi se viene contestato dagli
studenti dei conservatori. E' il minimo che possa subire.
Con quel suo fare timido, ingenuo
aggiunti ad un po' di vittimismo e a mille fobie. Un personaggio... costruito.
Siamo proprio sicuri che l'Allevi che vediamo sia il vero Allevi o piuttosto il
frutto di un freddo calcolo per arrivare "al cuore della gente"?
"So che la cosa importante è raggiungere il cuore della gente",
aggiunge. Cuore o tasche?
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